Mantova

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Mantova (Mantua in latino e Màntua in dialetto mantovano) è un comune italiano di 49.398 abitanti (127.569 in tutta l’area urbana), capoluogo dell’omonima provincia in Lombardia. Dal luglio 2008 la città d’arte lombarda, con Sabbioneta, entrambe accomunate dall’eredità lasciata loro dai Gonzaga che ne hanno fatto due tra i principali centri del Rinascimento italiano ed europeo, è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Nel 2016, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha insignito Mantova del titolo di Capitale italiana della cultura. Nel 2017 Mantova e la sua provincia fanno parte della Regione Europea della Gastronomia-Lombardia Orientale, insieme alla province di Bergamo, Brescia e Cremona. Mantova sarà Città europea dello Sport per il 2019.

Mantova è l’unica città, intesa come museo urbano diffuso, presente sulla piattaforma Google Arts & Culture, con più di 1.000 opere digitalizzate, 40 mostre virtuali allestite in 8 differenti musei virtuali. Inoltre, secondo quanto riportato nel rapporto di Legambiente “Ecosistema Urbano 2017”, la città si è classificata al primo posto nella classifica delle migliori città italiane per qualità dell’ambiente e della vita.

Mantova: visione autunnale del lago

Nel XII secolo l’architetto ed ingegnere idraulico Alberto Pitentino, su incarico del Comune di Mantova, organizzò un sistema di difesa della città curando la sistemazione del fiume Mincio in modo da circondare completamente il centro abitato con quattro specchi d’acqua, così da formare quattro laghi: Superiore, di Mezzo, Inferiore e Paiolo; Mantova, di fatto, era un’isola. Alla campagna si accedeva attraverso due ponti – il Ponte dei Mulini e il Ponte di San Giorgio – ancora esistenti.
In età comunale venne tracciato il Rio, un canale che taglia in due la città, collegando il lago Inferiore a quello Superiore. Altre dighe e chiuse consentirono un’adeguata difesa dalle acque.

Profilo di Mantova

Nel XVII secolo una forte inondazione diede inizio ad una rapida decadenza: il Mincio, trasportando i materiali solidi, trasformò i laghi in paludi malsane che condizionarono ogni ulteriore sviluppo; fu prosciugato, allora, il lago Paiolo a sud, in modo che la città restasse bagnata dall’acqua solo su tre lati – come una penisola – ed oggi ancora si presenta così.
Sono, quindi, tre gli specchi d’acqua, non d’origine naturale, ricavati nell’ansa del fiume Mincio che danno a Mantova una caratteristica del tutto particolare, che ad alcuni sembra quasi magica in quanto compare come una città nata dall’acqua. Nel 1984 è stato istituito il Parco del Mincio[16] di cui il territorio del Comune di Mantova fa parte.

Flora e fauna

Frutti del loto appassiti in inverno, sul Lago Superiore
Flora e fauna del territorio ruotano inevitabilmente attorno all’imponente presenza a Mantova dei laghi e delle acque che la cingono. Sorprendentemente nei laghi mantovani sono presenti i fiori di loto (Nelumbo nucifera), originari del Sud Est asiatico. Dalle sponde del parco pubblico di Belfiore, sul lago Superiore, è ben visibile l’isola galleggiante dei fiori di loto con la spettacolare fioritura in luglio-agosto-settembre. La loro bellezza è indubbia ma dal punto di vista ambientale l’introduzione del fior di loto è stata un’operazione discutibile dato che si tratta di una specie aliena dotata di forte capacità infestante che fa sì che siano oggetto di massicci interventi periodici di sfalcio per preservare l’integrità dei laghi. La loro introduzione in Italia è opera nel 1914 dei padri Saveriani di Parma che decisero di utilizzare la fecola ottenuta dai rizomi a scopo alimentare, come da secoli facevano i cinesi. Maria Pellegreffi, giovane laureata in Scienze Naturali si occupò del trapianto dei rizomi nel Lago Superiore di Mantova nel 1921. La farina non ebbe successo nella cucina mantovana ma il fiore colonizzò i laghi. Il paesaggio emozionante e surreale che la distesa di fiori di loto concorre a creare ha dato vita anche a una leggenda sulla loro nascita in territorio. Si racconta che un giovane viaggiando per l’oriente conobbe una ragazza dagli occhi a mandorla e con la pelle profumata come i petali del fior di loto. Venuta a Mantova, la povera ragazza, nello specchiarsi nel lago, vi cadde, perdendo la vita. Il ragazzo allora gettò dei semi del fiore nel lago in modo che, fiorendo ogni estate, potessero ricordare con il loro profumo e la loro delicata bellezza la sua sposa e sconfitto dal dolore si tolse la vita sparendo anch’egli nelle acque del lago.

Fauna e flora acquatica lacustre
Oltre al re incontrastato del lago, è facile vedere le specie autoctone come la castagna d’acqua (Trapa natans), detta anche trigol, particolarmente sviluppata sul lago di Mezzo con i suoi frutti forma di piramide e commestibili, le isolette di ranuncolo d’acqua (Nuphar luteum) con i loro fiori di colore giallo dorato, che aprendosi solo in parte mantengono la particolare forma rotondeggiante e le ninfee bianche con un fiore profumato che forma raggruppamenti vegetali assieme alle altre ninfee ed erbe galleggianti (morso di rana, salvinia, Ceratophyllum demersum etc). Sul margine, assieme alle canne palustri, salici piangenti e cariceti (la famosa carésa utilizzata per impagliare sedie e confezionare cappelli e altri prodotti artigianali), cresce l’ibisco di palude, autoctono e molto raro, che si trova oltre che nelle Valli del Mincio solo in Toscana, Friuli e Veneto.

Ormai scomparsa in questi territori, come in quasi in tutta Italia, la scargia (Stratiotes aloides). Gli uccelli trovano nei canneti e nelle acque del territorio palustre il luogo ideale per deporre le uova e trovare cibo. È la fauna aviare quindi quella più rappresentativa della zona anche più limitrofa alla città. L’airone rosso, le gallinelle d’acqua, le folaghe con tipico piumaggio nero in contrasto con il bianco che si estende sulla regione frontale, e altri anseriformi utilizzano il lago per “fabbricare” nidi galleggianti al limitare del canneto sulla riva o su accumuli vegetali mai troppo al largo, l’airone cenerino invece, nidifica sugli alberi vicini ai numerosi corsi d’acqua per l’irrigazione che si ramificano per i campi della provincia, luoghi di nidificazione e di caccia anche delle poiane dei tarabusi e delle più “riservate” civette. La famiglia degli aironi presenti nelle acque del Parco del Mincio, oltre al rosso e al cenerino comprende anche le garzette, svassi, sgarze ciuffetto e le nitticore. Solitamente questi uccelli si osservavano solo nei mesi tra aprile e settembre perché sono specie migratorie, ma negli ultimi anni hanno preferito sostare anche d’inverno. Tra le canne si nascondono i nidi della cannaiola e del basettino. Ma le dolci acque del lago e delle paludi del Mincio e del Po sono popolate anche dal pesce gatto, tinca, carpa, persico, anguilla, luccio e siluro.

È possibile navigare i laghi di Mantova, con crociere che permettono di vedere tutta la città dall’acqua. Unendo l’aspetto storico, artistico e architettonico alla natura di un’oasi naturale più unica che rara. Lepri, fagiani e volpi possono essere i protagonisti di qualche incontro notturno nelle campagne mantovane. Rimpinzate dalle generose mani dei visitatori anche anatre e cigni sono da annoverare tra le specie presenti in “suolo” virgiliano, popolando, ormai senza troppi timori della presenza umana, le sponde dei laghi e regalando un forse inatteso contatto con la natura al turista della città d’arte.

Clima

Essendo una città dell’entroterra del Nord Italia, risente del clima rigido invernale dove non sono infrequenti le nevicate. Essendo circondata da un lago porta come conseguenza che, in tutti i periodi dell’anno, il clima sia caratterizzato da una forte umidità: d’inverno si manifesta con grande frequenza il fenomeno della nebbia. Insistendo in uno spazio chiuso, com’è la Pianura Padana, d’estate il clima è afoso e umido, con poca ventilazione. La minima storica si ebbe il 16 febbraio 1929 con 19 gradi sotto zero mentre la massima si registrò il 7 luglio 1957 con 38,2 gradi all’ombra. Negli inverni degli anni dal 1930 al 1955 era abbastanza usuale che i laghi attorno alla città gelassero, almeno in parte; dopo una gelata eccezionale nel rigidissimo inverno 1985, una nuova gelata completa della superficie lacustre, prolungatasi per più di una settimana, si ebbe nella prima quindicina di febbraio 2012.

Origini del nome

Il mito della fondazione della città è legato a doppio filo con la storia della profetessa Manto, che la tradizione greca vuole figlia dell’indovino tebano Tiresia. Le vicende narrate nel mito vedono una dicotomia di questo personaggio (come anche accadde per quello di Longino): fonti greche narrano che Manto, fuggita da Tebe, si fermò nell’attuale Turchia; altre invece descrivono il suo arrivo, dopo lungo errare, nel territorio, allora completamente palustre, che oggi ospita la città. In questo luogo creò un lago con le sue lacrime; secondo la leggenda queste acque avevano la magica proprietà di conferire capacità profetiche a chi le beveva. Manto avrebbe incontrato e sposato la divinità fluviale Tybris (il Tevere) re dei Toscani, e il loro figlio Ocno (detto anche Bianore) avrebbe fondato una città sulle sponde del fiume Mincio chiamandola, in onore della madre, Mantua. Questa versione mitica della fondazione della città di Mantova è riportata nell’Eneide di Virgilio. Secondo un’altra teoria, Mantova trae l’origine del suo nome da Manth, dio etrusco, signore dei morti del pantheon tirreno.

Il mito della fondazione di Mantova trova spazio anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel XX Canto dell’Inferno, nel quale Dante stesso e la sua guida mantovana Virgilio incontrano gli indovini. Proprio indicando una di queste anime, Virgilio descrive i dintorni della città, il Lago di Garda ed il corso del Mincio che si tuffa nel Po a Governolo per affermare, riferendosi alla leggenda dell’indovina Manto:

«Fer la città sovra quell’ossa morte; e per colei che ‘l loco prima elesse, Mantüa l’appellar sanz’altra sorte» (Dante Alighieri, Divina Commedia-XX Canto dell’Inferno.)

Storia

I primi abitanti di Mantova furono gli Etruschi, ai quali seguirono i Celti. I romani provvidero alla loro cacciata iniziando opere di fortificazione. Durante questo periodo ebbe i natali il poeta Virgilio (70 a.C.-19 a.C.). Alla fine dell’impero romano, nel 475 circa, la città venne conquistata da Odoacre e poi da Teodorico, re dei Goti.

Blasonatura araldica dei Gonzaga successiva all’anno 1530.

I martiri di Belfiore condotti al patibolo.
Nell’anno 1000 iniziò su Mantova il dominio dei Canossa: Tedaldo di Canossa prima e la contessa Matilde ampliarono le loro proprietà e provvidero alla edificazione di chiese e conventi. Dopo la morte di Matilde nel 1115, seguirono frequenti scontri con le popolazioni confinanti: veronesi, cremonesi e reggiani. Ezzelino da Romano nel 1246 conquistò la città col suo esercito ma dopo due mesi di battaglie venne sconfitto e cominciò per Mantova un’epoca di benessere. In questo periodo venne eretto il Palazzo del podestà e il Ponte dei Mulini e la città venne dotata di possenti mura.

Nel 1276 iniziò l’ascesa di una delle famiglie più potenti del tempo, i Bonacolsi, che costruirono importanti palazzi merlati. Il 16 agosto 1328 venne ferito a morte l’ultimo dei Bonacolsi, Rinaldo detto “Passerino” ad opera di Luigi Gonzaga, spalleggiato dalla famiglia Della Scala di Verona, che ambiva ad impossessarsi della città. Iniziava così la plurisecolare dominazione della famiglia Gonzaga, che regnò su Mantova fino al 1707. Fu il periodo più importante di Mantova che divenne una delle città più in vista e uno dei massimi centri d’arte in Europa. Pisanello, Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano e Luca Fancelli lasciarono un’impronta indelebile nell’architettura della città.

Mantova subì una guerra di successione e un saccheggio a opera dei lanzichenecchi, che nel 1630 diffusero la peste. Iniziò il lento declino di Mantova, accompagnato dal tramonto della signoria dei Gonzaga[25] che, nel 1707, lasciò la città in mano agli austriaci. Seguì la dominazione francese e nuovamente austriaca nel 1815, quando Mantova divenne caposaldo del Quadrilatero, assieme a Peschiera, Verona e Legnago. Nel 1852 avvenne l’eccidio dei Martiri di Belfiore, che anticipò l’unità nazionale. Nel 1866 Mantova entrò a far parte dello Stato Italiano.

Onorificenze

Il comune di Mantova si fregia del titolo di Città d’Italia ottenuto con Regio Decreto del 24 aprile 1815. La città di Mantova è la 26ª tra le 27 città decorate con Medaglia d’Oro come “Benemerite del Risorgimento nazionale” per le azioni altamente patriottiche compiute dalla città nel periodo del Risorgimento. Periodo, definito dalla Casa Savoia, compreso tra i moti insurrezionali del 1848 e la fine della prima Guerra Mondiale nel 1918.

«In ricompensa del sacrificio da essa compiuta per la causa della redenzione nazionale. Mantova fu uno dei centri più importanti del movimento carbonaro e molti furono i mantovani coinvolti nei moti del 1821 e volontari nella prima guerra d’indipendenza. Proprio nelle file della Legione Bersaglieri Mantovani, comandata dal generale Longoni, combatté Goffredo Mameli nell’aprile del 1848. La notizia della sconfitta di Custoza colse la colonna mantovana alle porte della città che, con Verona, Peschiera e Legnago costituiva il temibilissimo Quadrilatero fortificato austriaco.»
Una ulteriore onorificenza, la medaglia di bronzo al merito civile, è stata concessa alla città virgiliana il 31 marzo 2005 per l’azione meritoria svolta dalla popolazione in favore dei soldati italiani e alleati reclusi nei campi di concentramento tedeschi nel periodo 1943-45.

«La popolazione mantovana, con encomiabile spirito altruistico ed eccezionale abnegazione si prodigava nell’offrire rifugio assistenza e nascondiglio ai soldati italiani ed alleati prigionieri nei campi di concentramento tedeschi. Luminoso esempio di amor patrio e di solidarietà umana.»

Duomo

Dedicato a San Pietro, l’attuale duomo in stile romanico con aggiunte gotiche, fu costruito tra il 1395 e il 1401 dopo che un incendio, secoli prima, aveva distrutto un precedente tempio paleocristiano. Fu ristrutturato nel 1545 da Giulio Romano, che lasciò intatta la facciata ma modificò le forme, ispirandosi alle basiliche paleocristiane. L’attuale facciata, in marmo di Carrara, risale al 1761. Il fianco presenta inserti gotici come rosoni, cuspidi e pinnacoli, resti dell’antica facciata. All’interno si può ammirare il soffitto a cassettoni che sovrasta le tre navate: la principale è ornata di statue di sibille e profeti risalenti al Cinquecento. Sotto l’altare maggiore è conservato il corpo incorrotto di Sant’Anselmo da Baggio patrono della città. La Cattedrale, ubicata nella monumentale piazza Sordello, è la sede vescovile di Mantova.

Basilica di Sant’Andrea

Progettata da Leon Battista Alberti, fu edificata a partire dal 1472 e conclusa 328 anni dopo con la costruzione della cupola su disegni di Filippo Juvarra. Nella cripta è custodita all’interno dei Sacri Vasi la reliquia del Preziosissimo Sangue di Cristo portato a Mantova dal centurione romano Longino. In una delle cappelle è conservato il monumento funebre di Andrea Mantegna, sovrastato dall’effigie in bronzo del pittore della corte dei Gonzaga.

Basilica palatina di Santa Barbara

Chiesa della corte dei Gonzaga fu voluta dal duca Guglielmo che incaricò del progetto l’architetto mantovano Giovan Battista Bertani. Parte integrante del Palazzo Ducale, la edificazione della chiesa fu conclusa nel 1572.

Rotonda di San Lorenzo e Torre dell’orologio in Piazza delle Erbe

È la chiesa più antica della città, costruita nell’XI secolo durante la dominazione dei Canossa. A pianta centrale rotonda, la Rotonda di San Lorenzo è posta ad un livello più basso di Piazza delle Erbe e conserva al suo interno un matroneo e tracce di affreschi di scuola bizantina risalenti ai secoli XI-XII. Nel corso dei secoli subì trasformazioni radicali; sconsacrata, divenne magazzino tanto che all’inizio del Novecento risultava inglobata in edifici successivi alla sua costruzione. Espropriati nel 1908, la rotonda di San Lorenzo fu restaurata e riaperta nel 1911 e infine riconsegnata alla sua destinazione religiosa originaria nel 1926.

Chiesa di San Sebastiano

Iniziata nel 1460 da Luca Fancelli su progetto di Leon Battista Alberti, fu completata nel 1529. Sconsacrata nel XVIII secolo fu adibita a diversi usi fino al 1925 quando, dopo un discutibile restauro che ha aggiunto le due scalinate d’ingresso, è stata trasformata in famedio dei caduti mantovani di tutte le guerre.

Sinagoga Norsa Torrazzo

Fu trasferita e fedelmente ricostruita nella sua attuale ubicazione, quando fu decisa la demolizione del quartiere ebraico, tra il 1899 e il 1902.

Seminario Vescovile

L’edificio, situato accanto al Duomo in Via Fratelli Cairoli, fu ristrutturato nel 1825 in stile neoclassico come si rileva in particolare nella facciata e nel cortile interno.

Chiesa di Sant’Apollonia – Via Benzoni 20
Chiesa di San Barnaba – Piazza Bazzani
Chiesa di San Cristoforo – Via Acerbi
Chiesa di Sant’Egidio – via Frattini
Chiesa di San Francesco – Piazza San Francesco d’Assisi 5
Chiesa dei Santi Gervasio e Protasio – Via Trento 1
Chiesa di San Leonardo – Piazza San Leonardo
Chiesa della Madonna del Terremoto – Piazza Canossa
Chiesa di Santa Maria della Carità – Via Corridoni 33
Chiesa di Santa Maria del Carmine – Vicolo Carmine
Chiesa di Santa Maria del Gradaro – Via Gradaro
Chiesa di Santa Maria della Vittoria – Via Fernelli
Chiesa di San Martino – Via Pomponazzo
Chiesa di San Maurizio – Via Chiassi
Chiesa di Ognissanti – Corso Vittorio Emanuele
Chiesa di Sant’Orsola – Corso Vittorio Emanuele 53
Chiesa di Santa Paola – Piazza dei Mille
Chiesa dei Santi Simone e Giuda – Via Fernelli
Chiesa di Santo Spirito – Via Vittorino da Feltre
Chiesa di Santa Teresa – Via Mazzini
Chiesa di Santa Caterina – Corso Garibaldi
Chiesa di San San Giuseppe Artigiano – Via Indipendenza
Chiesa di Santa Maria degli Angeli – Via della Certosa (Borgo Angeli)
Chiesa di San Filippo Neri – Via Pasquale Miglioretti (Borgochiesanuova)

Palazzo Ducale

È forse più giusto parlare di città-palazzo, in quanto il complesso architettonico è costituito da numerosi edifici collegati tra loro da corridoi e gallerie, ed arricchito da cortili interni, alcuni pensili, e vasti giardini. La reggia dei Gonzaga, per estensione dei tetti, è la seconda in Europa superata unicamente dal Vaticano. Non appare improprio definire la reggia gonzaghesca come i Palazzi Ducali, stante l’abitudine di quasi ogni Duca di edificare una propria dimora che si andava aggregando a quanto precedentemente costruito. Già prima dell’avvento al potere dei Gonzaga erano stati edificati i primi nuclei del Palazzo, ma la storia del complesso si identifica soprattutto con quella della famiglia che governò la città fino al 1707. Tra le altre, celeberrima è la cosiddetta Camera degli Sposi (Camera picta) nel Castello di San Giorgio, parte della “città-palazzo”, affrescata da Andrea Mantegna e dedicata a Ludovico III Gonzaga e a sua moglie Barbara di Brandeburgo. Diventata Mantova austriaca, le ristrutturazioni sono proseguite fino alla seconda metà del XVIII secolo per opera dei governatori inviati dall’Imperatore.

Palazzo Te: Sala dei Giganti

È opera di Giulio Romano che nel 1525 lo ideò su commissione del marchese Federico II Gonzaga che lo utilizzò per i suoi svaghi. Vi fece dimorare l’amante “ufficiale” Isabella Boschetti. Il “Palazzo dei lucidi inganni” sorgeva al centro di un’isola ricca di boschi e circondata dalle acque di un lago, ora prosciugato: misterioso, ricco di simboli e di miti che risaltano nelle sale stupendamente affrescate anche dallo stesso Giulio Romano, come la celeberrima Sala dei giganti e quella di Amore e Psiche e, non ultima, la sala dei cavalli che celebra le scuderie gonzaghesche all’epoca famose in tutta Europa.
Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Sala dei giganti.

Palazzo della Ragione

Fu edificato quand’era podestà Guido da Correggio (1242), in epoca comunale, con funzioni pubbliche e allo scopo di consentire le assemblee e le adunanze cittadine. Al piano terreno il palazzo ospitava, come ora, numerose botteghe, mentre nell’ampio salone al piano superiore, si amministrava la giustizia. Sulle pareti di questo ambiente sono visibili i resti di affreschi medievali della fine del XII e del XIII secolo recentemente restaurati. A questo salone si accede tramite una ripida scala posta sotto la Torre dell’Orologio innalzata nel Quattrocento, epoca alla quale risalgono anche i portici che si affacciano su Piazza Erbe. Il Palazzo è ora adibito a sede espositiva ospitando mostre d’arte organizzate dal Comune di Mantova.

Palazzo di San Sebastiano

Fu costruito tra il 1506 e il 1508 per volere del marchese Francesco II che lo abitò e vi morì nel 1519. Fu utilizzato dai Gonzaga per trent’anni e già nel 1536 abbandonato e spogliato dai successivi duchi.
Nel salone principale del palazzo vi erano le nove tele del Mantegna raffiguranti I Trionfi di Cesare che furono vendute alla corona inglese ed oggi sono conservate ad Hampton Court. Subì molteplici trasformazioni fino al 1998 quando sono iniziati i restauri. Dal 2005 è adibito a Museo della Città. Nelle sale che conservano ancora tracce di affreschi del glorioso passato come la Camera del Crogiuolo, la Camera delle Frecce, la Camera del Sole e nella Loggia dei Marmi, sono esposti dipinti, statue, busti, fregi e altri reperti architettonici.

Palazzo Bonacolsi (Castiglioni)

Si trova in Piazza Sordello, fu edificato da Pinamonte dei Bonacolsi intorno al 1272 e riadattato da Luigi Gonzaga dopo la conquista del potere nel 1328. È stato l’antica dimora della famiglia Bonacolsi, che governò la città dal 1272 al 1328. Il palazzo è attualmente ancora dimora della famiglia dei conti Castiglioni, discendente da Baldassarre Castiglione, uomo politico e studioso del XVI secolo, autore de Il Cortegiano. Al piano terra l’originario portone dell’ingresso con grande arco sesto acuto bicolore e decorato con scudi con lo stemma dei Bonacolsi.

Palazzo del Podestà

Detto anche “Palazzo del Broletto”, fu costruito nel 1227, committente il bresciano Laudarengo Martinengo nominato podestà di Mantova. Dal 1462 fu sottoposto ad un’importante ristrutturazione a opera di Giovanni da Arezzo su incarico di Ludovico II Gonzaga.

Palazzo d’Arco

Fu costruito nel 1784 su un preesistente palazzo del XV secolo dall’architetto Antonio Colonna per la famiglia di origini trentine D’Arco. Caratterizzato dall’ampia facciata neoclassica ispirata all’arte del Palladio, il palazzo è sede museale per i tesori d’arte che contiene: tuttora arredato con i mobili della casata ospita importanti collezioni artistiche tra cui spiccano le tele settecentesche di Giuseppe Bazzani, una biblioteca di oltre seimila volumi e una collezione di strumenti scientifici. Nella Sala dello Zodiaco sono visibili affreschi (1520) attribuiti a Giovanni Maria Falconetto. Nel Palazzo vi si celebrò nel 1810 il processo a Andreas Hofer eroe dell’indipendenza tirolese contro la dominazione francese.

Casa del Mantegna

Dimora del pittore Andrea Mantegna, sorse su un terreno donato dal marchese Ludovico Gonzaga che lo nominò pittore di corte nel 1457. È un edificio quadrato di mattoni rossi con al centro un cortile cilindrico spalancato su un tondo di cielo, riproposto nella celeberrima Camera degli sposi in Palazzo Ducale.

Casa di Rigoletto

Giuseppe Verdi ne musicò la storia e i mantovani gli diedero la residenza; verso la fine di Piazza Sordello si trova la casa del “Rigoletto”, il buffone di corte Gonzaga. Il personaggio ha in realtà poco di mantovano, l’omonima opera di Verdi infatti venne tratta da un dramma di Victor Hugo e riadattata in territorio mantovano, trasformando il re di Francia nel duca di Mantova, e cambiando il nome del protagonista da Triboulet a Rigoletto. La struttura quattrocentesca accoglie la scultura del Rigoletto, opera di Aldo Falchi, sistemata nel piccolo cortile interno.

Palazzo Canossa

Sito in piazza Canossa. Il palazzo fu costruito nel Seicento su committenza dei marchesi Canossa, famiglia di antica stirpe proveniente da Verona. La facciata, in bugnato, richiama le soluzioni cinquecentesche di Giulio Romano ed è caratterizzata da un portale di marmo guardato a vista da due cani usciti dallo stemma di famiglia. Altro dettaglio di particolare valore architettonico è un monumentale scalone barocco che conduce al piano nobile del palazzo.

Palazzo Capilupi

In via Concezione. Divenne dimora della nobile famiglia Capilupi nel 1414. Il portale d’entrata fu progettato da Giulio Romano.

Palazzo Cavriani

In via Trento. Fu dal Quattrocento dimora della nobile famiglia Cavriani. Venne ricostruito nel 1756 dall’architetto Alfonso Torreggiani. L’esterno presenta una serie di finestre con robuste inferriate, mentre quelle del piano superiore hanno coperture triangolari e a semiluna. L’interno si apre con un ampio salone ricco di stucchi e affreschi di pittori mantovani tra i quali Giuseppe Bazzani e Francesco Maria Raineri.

Palazzo Colloredo

In via Carlo Poma 11. Il palazzo noto anche come “palazzo Guerrieri-Gonzaga”, fu acquistato da Giovanni Battista Guerrieri nel 1599 che ne affidò la ristrutturazione all’architetto Antonio Maria Viani. La facciata pre-barocca è caratterizzata e decorata da dodici erme realizzate in malta di calce con una finitura superficiale in marmorino alternanti figure maschili e femminili. Divenuto proprietà dei conti Colloredo con Carlo Ludovico Colloredo marito di Eleonora Gonzaga (1699-1779) della linea di Vescovato, il 30 marzo 1872 viene acquistato dal Comune e destinato a sede degli Uffici Giudiziari del Tribunale. Da allora divenne il “Palazzo di Giustizia” della città.

Palazzo Di Bagno

In via Principe Amedeo 30,32. Palazzo settecentesco ha subito intervento ottocenteschi sui prospetti per opera dell’architetto Giovanni Cherubini. I locali interni sono stati decorati da pittori di valore come Giuseppe Bazzani e Giovanni Cadioli. Attualmente è sede della Prefettura e dell’Amministrazione Provinciale.

Palazzo Municipale

In via Roma 39. E’ sede di uffici e della sala consigliare del comune di Mantova. Il palazzo che apparteneva dal secolo XV al ramo dei Gonzaga di Bozzolo, dopo numerosi passaggi di proprietà, fu acquistato dalla civica amministrazione nel 1819, la quale ne dispose la ristrutturazione, sia interna che esterna, tra 1825 e 1832, con affidamento dell’incarico all’architetto neoclassico Gian Battista Vergani.[30]

Palazzo Sordi

In via Pomponazzo 23. Fu il primo marchese del casato dei Sordi, Benedetto, a volere la costruzione del palazzo omonimo. Commissionò il progetto e il seguimento dei lavori, iniziati nel 1680, all’architetto fiammingo Frans Geffels, prefetto delle fabbriche gonzaghesche. Ne nacque uno dei rari esempi di barocco della città Virgiliana. Di particolare valore sopra il portale d’ingresso, un tondo con La Madonna col Bambino, altorilievo di Giovanni Battista Barberini, opera inserita in un facciata d’ordine dorico e ad intonaco e parzialmente a bugnato rustico ricca di altre decorazioni e bassorilievi in marmo e stucco. Il Palazzo è privato e quindi chiuso al pubblico.

Palazzo Valenti Gonzaga

In via Pietro Frattini 7. Residenza dei marchesi Valenti Gonzaga fin dal 1500, il palazzo fu oggetto di una radicale trasformazione nel XVII secolo, costituendo un impianto architettonico gigantesco, fastoso all’esterno, stupefacente il cortile interno riccamente decorato a stucco, e ricco d’affreschi e statue d’autore all’interno. Rappresenta da allora uno degli esempi più importanti di architettura e decorazioni del periodo barocco a Mantova. Come per altre opere di tale stile, l’autore fu l’architetto Frans Geffels (1625-1694). Recentemente restaurato, è adibito ad uffici.

Pescherie

Denominate anche Loggia di Giulio Romano, furono appunto progettate dal grande architetto del manierismo. L’opera, eseguita del 1536, consistette nella trasformazione del ponte medievale che attraversava il Rio con la costruzione di due porticati paralleli che furono destinati al commercio del pesce.

Villa Nuvolari

In viale Piave 28. Originariamente denominata Villa Rossini; fu infatti commissionata dal campione di tiro a volo Romolo Rossini, all’architetto Luigi Corsini, nel 1926. La sua costruzione iniziò nel 1929, mentre negli anni quaranta fu acquistata da Tazio Nuvolari, il quale non vi visse mai, limitandosi ad utilizzarne il giardino come autorimessa. Alla morte del campione automobilistico, la vedova Carolina Nuvolari cedette la villa all’ospedale cittadino Carlo Poma in cambio di un vitalizio. Dal 2005 l’edificio è diventato sede di istituti bancari[31].

Ponte dei Mulini

Il ponte fu progettato dall’ingegnere Alberto Pitentino, costruito nel XII secolo allo scopo di regolare le acque del fiume Mincio ed evitarne l’impaludamento. Fu quindi creato artificialmente un dislivello di alcuni metri tra il lago Superiore e il lago di Mezzo, che dall’anno 1229 alimentò 12 mulini. L’antica costruzione medievale andò distrutta dai bombardamenti aerei della seconda guerra mondiale.

Ponte di San Giorgio

Il ponte era incluso nel sistema militare difensivo unendo il borgo fortificato di San Giorgio con la corte dei Gonzaga. Dapprima in legno, fu edificato in muratura da Ludovico Gonzaga sul finire del XIV secolo, così dividendo il lago di Mezzo dal lago Inferiore. Nel 1922 le arcate furono interrate e il ponte assunse la forma attuale.

Teatro Bibiena

In via Accademia 47. Il “Teatro Scientifico dell’Accademia”, capolavoro di Antonio Bibiena (1697-1774) fu inaugurato il 3 dicembre 1769. Poche settimane dopo, il 16 gennaio 1770, ospitò un concerto del giovane Mozart, non ancora quattordicenne. L’austera facciata neoclassica, opera del Piermarini, sembra celare la fantasiosa espressione tardobarocca del teatro che tanto entusiasmo suscitò in Mozart padre. Nello stesso edificio ha sede l’Accademia Nazionale Virgiliana fondata nel 1768.

Teatro Sociale

In piazza Cavallotti. Il Teatro Sociale nacque per iniziativa di un gruppo di cittadini costituenti una società di novanta palchettisti. L’architetto Luigi Canonica fu incaricato di progettare un teatro di gusto neoclassico che dopo quattro anni di lavoro fu aperto al pubblico la sera del 26 dicembre 1822. La sala del Teatro Sociale di Mantova è composta da cinque ordini: tre ordini di palchi, due ordini di gallerie (loggia, loggione). Canonica decise di affidarsi all’Hayez per le decorazioni interne. Il Teatro Sociale è tuttora aperto ed in funzione. È un teatro privato, posseduto da circa ottanta palchettisti che ne curano la manutenzione ed il buon funzionamento. È un teatro riconosciuto dalla legge 14 agosto 1967 nº800 come uno dei 29 Teatri di Tradizione italiani.

Teatro di Corte dei Gonzaga

Non è più attivo dal 1896. L’area ora occupata dal Museo archeologico nazionale di Mantova era inclusa nel perimetro del Palazzo Ducale e a partire dal 1549, committente il cardinale Ercole Gonzaga e progettista l’architetto Giovan Battista Bertani, su quest’area sorse il primo teatro della Corte dei Gonzaga. Andato distrutto da un incendio fu ricostruito tra il 1591 e il 1592. Un terzo teatro progettato dall’architetto Antonio Maria Viani fu inaugurato nel 1608 con la rappresentazione della tragedia di Claudio Monteverdi L’Arianna. In epoca austriaca un quarto teatro, Nuovo Teatro Arciducale, fu inaugurato il 27 febbraio 1733. I primi disegni furono di Ferdinando Galli da Bibbiena e il lavoro fu portato a termine da un suo allievo, Andrea Galluzzi. Un quinto teatro, su disegno di Giuseppe Piermarini, ebbe la luce il 10 maggio 1783. Il Regio, così venne denominato nel corso del secolo XIX, a causa della concorrenza del nuovo Teatro Sociale venne abbandonato poco alla volta. Nel 1896 il Teatro Regio, venduto dal demanio, fu acquistato dal Comune di Mantova che lo trasformò radicalmente prima a mercato dei bozzoli, poi a mercato ortofrutticolo ed infine destinato alla funzione attuale di sede del Museo Archeologico Nazionale di Mantova.

Torre dell’Orologio

La Torre, a pianta rettangolare, fu eretta nel 1472 su progetto di Luca Fancelli e l’orologio a funzionamento meccanico progettato da Bartolomeo Manfredi vi fu collocato l’anno successivo. Nella nicchia sottostante, ricavata nel 1639, è stata collocata una statua della Madonna Immacolata.

Torre del Podestà

La “Torre Civica” del Broletto (altro nome della torre) che si erge sulla piazza omonima, ha un’altezza di quasi 47 metri e dall’anno 1227 su iniziativa del podestà Laudarengo Martinengo, è parte integrante del maestoso Palazzo del Podestà. Sul lato verso piazza Broletto spicca l’arma del podestà Gabriello Ginori, del 1494.

Torre degli Zuccaro

La torre, alta 42 metri, fu edificata nella prima metà del XII secolo. Le prime testimonianze scritte sono del 1143. Sorge in via Enrico Tazzoli. Il nome gli deriva dalla famiglia che ne sarebbe stata proprietaria, anche se la fantasia popolare ha alimentato l’idea che il nome nascesse dalla presenza di zucchero immagazzinato nei pressi, infatti è detta “Tor dal Sücar” nel dialetto locale. Venne acquistata da Pinamonte dei Bonacolsi nel 1273 dalla famiglia dei Ripalta.

Torre dei Gambulini

La torre, alta 37 metri, sorge in via Ardigò. Da documentazione dell’epoca era già esistente nel 1200, derivando il nome dalla famiglia che la possedeva. Da questi ceduta alla famiglia Ripalta e poi ai da Oculo, nel 1289 divenne proprietà dei Gonzaga, non ancora sovrani di Mantova. L’edificio annesso alla torre divenne dimora saltuaria di Aloisio Gonzaga, signore di Castel Goffredo. Qui mori il 30 novembre 1526 il condottiero Giovanni dalle Bande Nere. Successivamente fu accorpata al collegio e al convento dei gesuiti e dal 1883 è parte del complesso dell’Archivio di Stato di Mantova.
Negli ultimi tempi è stato lanciato il progetto di trasformare la torre in una terrazza panoramica che consenta la visione a 360 gradi del centro storico di Mantova.

Castello di San Giorgio

Maniero a difesa della città-fortezza di Mantova, venne edificato dal 1395 al 1406 da Bartolino da Novara su committenza di Francesco I Gonzaga sulle rovine della Chiesa di Santa Maria di Capo di Bove.

Rocca di Sparafucile

Eretta in epoca medievale, era parte delle fortificazioni orientali di Mantova, in particolare adibita alla difesa del ponte di San Giorgio, tanto da essere a lungo esclusivamente denominata Rocchetta di San Giorgio. La sua attuale denominazione si affermò successivamente all’ambientazione sulla “deserta sponda del Mincio”, della osteria del sicario Sparafucile, luogo del tragico epilogo del Rigoletto, una delle più note opere di Giuseppe Verdi.

Forte di Pietole

Il Forte di Pietole, pur sorgendo oggigiorno nel comune di Borgo Virgilio, faceva parte del sistema difensivo della città di Mantova insieme al Castello di San Giorgio e al Forte di Belfiore. Fu costruito dai francesi nel 1808.
Torri difensive

Torre della Gabbia

La torre venne innalzata dai Bonacolsi negli ultimi decenni del sec. XIII acquisendo la denominazione attuale nel 1576 quando il duca Guglielmo Gonzaga fece costruire la grande gabbia in ferro con funzione di “carcere all’aperto” dove i condannati venivano esposti al pubblico ludibrio.

Porta Giulia

Porta Giulia è l’unica attuale testimonianza delle fortificazioni d’epoca medievale e rinascimentale. Già esistente in epoca bonacolsiana, fu rifatta nell’anno 1549, probabilmente progettata da Giulio Romano. Deve il nome all’esistenza, all’epoca della sua prima edificazione, dell’attigua chiesa di Santa Giulia, successivamente andata distrutta.

Voltone di San Pietro

“Voltone di San Pietro” o “Porta di San Pietro”, sino alla fine del XIII secolo, era una delle tre antiche porte[38] che, inserita nella prima cinta muraria della città, chiudeva l’accesso a Piazza San Pietro (ora Piazza Sordello), centro della civitas vetus.

Portali delle Aquile

I due “Portali delle Aquile”, muniti di cancellate, avevano la funzione di delimitare lo spazio paesistico circostante Palazzo Te. Il progetto dei portali e dell’area verde che contemplasse viale alberati da adibire al pubblico passeggio, fu affidato nel 1805 a Giovanni Antonio Antolini, Regio Architetto ed Ispettore dei Reali Palazzi di Mantova. Le aquile che sormontano i portali, furono disegnate dall’architetto bolognese e scolpite nel 1808 dal veronese Gaetano Muttoni. Nel 1990 i Portali delle Aquile furono restaurati su iniziativa del F.A.I. Fondo per l’Ambiente Italiano.

Piazza Sordello

È l’antico fulcro della vita artistica e politica di Mantova, di dimensioni modeste (150 × 60 m) accoglie tra i principali edifici monumentali della città, come il Palazzo Ducale (Palazzo del Capitano e Domus Magna), il palazzo Acerbi, al cui interno è collocata la cappella Bonacolsi, sovrastato dalla Torre della Gabbia, il palazzo Bonacolsi (ora Castiglioni), la sede vescovile di palazzo Bianchi (dal nome della famiglia che lo edificò nel Settecento) e il Duomo. Una recente casuale scoperta archeologica (dicembre 2006) ha riportato alla luce i pavimenti a mosaico e i resti di una domus romana d’età imperiale attualmente visitabile all’interno di una struttura provvisoria.

Piazza Broletto

Con l’ampliamento della città al di là del primitivo nucleo storico, verso l’anno 1190, fu creata Piazza Broletto che ancora oggi è attorniata da edifici del periodo comunale come il Palazzo del Massaro, l’Arengario e il Palazzo del Podestà, detto anche Palazzo del Broletto, con la Torre Comunale. Sulla facciata di quest’ultimo palazzo, spicca una statua duecentesca di scuola veronese raffigurante “Virgilio in cattedra”, tradizionalmente chiamata nel dialetto locale “La Vecia” (la vecchia). Al centro della piazza dal 1894 è stata posta una fontana con vasca in marmo veronese e tre delfini posti verticalmente.

Piazza delle Erbe

Da sempre luogo di scambi commerciali, si apre a sud con la “Casa di Giovan Boniforte da Concorezzo” (o “Casa del Mercante”) del 1455, continua con la romanica Rotonda di San Lorenzo, la Torre dell’Orologio, il Palazzo della Ragione e si chiude con Palazzo Broletto (o del Podestà) edificato nel XII secolo, che la separa e dà il nome all’adiacente piazza.

Piazza Canossa

Sulla piazza si affacciano il seicentesco Palazzo Canossa, la Chiesa della Madonna del Terremoto e, sul terzo lato, un palazzo porticato del 1720. Dal Cinquecento ai giorni nostri la piazza cambiò nome diverse volte assumendo in sequenza le denominazioni di Plateola cum uno puteo (piazzetta col pozzo), “piazza alberriggia” e, nel XVII secolo, “piazza del fieno” quando con la costruzione di Palazzo Canossa si trasformò in modo definitivo. Sulla piazza è anche presente un’antica edicola liberty di giornali, risalente al 1882 e restaurata a cura del FAI Fondo Ambiente Italiano.

Piazza Virgiliana

In origine esisteva il porto dell'”Ancona” con il tempo parzialmente interrato. Piazza Virgiliana fu voluta dal generale Sextius Alexandre François de Miollis, governatore durante l’occupazione francese, che indusse le autorità cittadine a trasformare lo spazio informe, spesso parzialmente sommerso dalle esondazione del lago di Mezzo, in una piazza adibita alle esercitazioni militari e a ospitare un monumento che ricordasse essere Mantova la patria di Virgilio. L’incarico fu dato all’architetto Paolo Pozzo. Furono colmati gli avvallamenti e demolite costruzione di scarso valore che cingevano lo spiazzo per consentire l’inserimento di alberi, piante e arbusti. Il monumento inaugurato nel 1801, fu distrutto nel 1919 per essere sostituito dall’attuale opera in marmo di Carrara, il cui progetto fu affidato all’architetto Luca Beltrami. L’inaugurazione avvenne nel 1927.

I comuni di Porto Mantovano, Curtatone, Borgo Virgilio, San Giorgio di Mantova, Roncoferraro, Bigarello, Bagnolo San Vito e Marmirolo, adiacenti alla città, costituiscono con il comune di Mantova un’unica zona residenziale. In questa conurbazione, alla data del 01/01/15, sono risultati 127.569 residenti, divisi in 48.747 abitanti del Comune cittadino e 78.822 dell’hinterland. Questa evoluzione demografica ha suscitato opinioni favorevoli alla trasformazione di comune cittadino e hinterland in un’unica municipalità, denominata indicativamente come “Grande Mantova”.

La mobilità della popolazione residente nel territorio comunale della città di Mantova, negli ultimi decenni, è stata caratterizzata da una fase d’immigrazione negli anni cinquanta e sessanta del XX secolo. La crescita della popolazione di circa 12.000 unità tra i censimenti Istat del 1951 e del 1971 fu dovuto a nuovi insediamenti industriali e allo sviluppo del terziario cittadino che hanno rappresentato una valida alternativa per la popolazione rurale della provincia mantovana ormai non più assorbita da un settore agricolo velocemente meccanizzatosi.

Dai dati ISTAT 1971 ai dati del 2001, il decremento della popolazione si fece rilevante, circa 19.000 abitanti, la gran parte dei quali emigrati nei territori dei comuni confinanti, comunque all’interno della ipotetica “Grande Mantova”. Il declino demografico si arresta nel primo decennio del XXI secolo, conseguenza di una rilevante immigrazione dall’estero che è andata a compensare la perseverante mobilità in uscita a favore dei comuni dell’hinterland dei cittadini di nazionalità italiana. Alla fine del 2010 risultavano residenti nel comune di Mantova 48.611 abitanti. Come da tradizione consolidata le donne sono più numerose, 26.129, degli uomini, 22.482. Il numero delle famiglia continua ad aumentare (23.312), aumento soprattutto dovuto al regolare trend in diminuzione del numero di componenti delle famiglie mantovane: 2,05. Ad inizio 2011 si è costituito con atto notarile, un comitato a favore dell’unificazione nell’unico comune di Mantova dei quattro comuni circostanti (Curtatone, Porto Mantovano, San Giorgio, Borgo Virgilio).

Qualità della vita

Dalla ricerca di “Italia Oggi-Università La Sapienza di Roma”, Mantova nel 2016 risulta al primo posto per la qualità della vita in Italia.

Università

Fondazione UniverMantova è dal giugno 2015 la nuova denominazione della Fondazione Università di Mantova che era stata costituita il 20 dicembre 2001, la quale aveva a sua volta sostituito il Consorzio Universitario Mantovano, attivo dal 1992 al 2001. Suo scopo principale è promuovere e gestire il sistema Universitario Mantovano costituito da corsi di laurea istituiti dal Politecnico di Milano, dall’Università degli Studi di Brescia, dall’Università degli Studi di Milano, dall’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, dall’Università degli Studi di Pavia e dall’Università degli Studi di Verona.

Fra i prodotti tipici della cucina mantovana troviamo:

Antipasti
Sorbir d’agnoli
Salumi mantovani e grana
Polenta, grasso pestato[72] e schiacciatine

Primi piatti
Tortelli di zucca
Agnolini in brodo
Risotto alla pilota
Risotto col puntèl
Capunsei
Frittata mantovana[senza fonte]
Frittata con i saltarèi (gamberetti di lago)[73]

Secondi piatti
Luccio in salsa
Stracotto d’asino
Cospettone con polenta
Cappone alla Stefani
Anguilla marinata
Schiacciata con cipolle e greppole

Dolci
Sbrisolona
Anello di Monaco (dolce stagionale del periodo natalizio)
Caldi dolci (stagionali del periodo di ognissanti e del giorno dei morti)
Torta Elvezia
Sugolo d’uva
Bussolano
Fiapòn
Torta di tagliatelle
Bignolata mantovana
Torta greca
Torta delle rose

Eventi

Mantova Comics & Games (febbraio), salone del fumetto e del gioco, dal 2006 si tiene annualmente al PalaBam idealmente proseguendo Ludicamente, rassegna che fu ospitata per alcuni anni dal 2003 nelle piazze di Mantova, dedicata interamente al gioco non tecnologico.

Gran Premio Nuvolari. Dal 1991 competizione di regolarità riservata alle auto storiche

Premio Arlecchino d’Oro (giugno), nato nel 1999 per iniziativa del “Centro Studi Mantova Capitale Europea dello Spettacolo” ora Fondazione, ha lo scopo di rendere omaggio a Tristano Martinelli, attore mantovano a cui si deve l’invenzione della maschera di Arlecchino. Inserito nel programma di una rassegna di teatro, musica e danza, il premio viene consegnato ad un artista del mondo dello spettacolo di valore e fama internazionale. Dal 2006 il premio è inserito nel Festival Teatro – Arlecchino d’Oro, che la Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo organizza e dirige negli ultimi dieci giorni di giugno su mandato del Comune di Mantova.

Incontro Nazionale dei Madonnari (14 e 15 agosto) dal 1973, ogni anno nel piazzale del Santuario della Beata Vergine delle
Grazie nel comune di Curtatone, decine di pittori, provenienti da tutto il mondo, dipingono coi gessetti sull’asfalto del piazzale del Santuario durante la Fiera di Ferragosto.

Festivaletteratura (settembre), dal 1997 organizza e ospita incontri con autori, reading, spettacoli, concerti, laboratori per adulti e bambini.

Segni d’infanzia (novembre), festival internazionale d’arte e teatro per l’infanzia. Nato nel 2006 da un’idea di Dario Moretti, Segni d’infanzia è un grande evento artistico rivolto al mondo dell’infanzia, con particolare attenzione ai bambini dai 18 mesi ai 12 anni. La direzione artistica ed organizzativa del festival, promosso dal Comune di Mantova, è di Teatro all’improvviso, compagnia professionale di Teatro per ragazzi.

Mantova Medievale: dal 2006 si ripete ogni anno, col sostegno del Comune, fra il mese di agosto e il mese di settembre, l’edizione di Mantova Medievale, una manifestazione organizzata da La Compagnia della Rosa a.d. 1403. Negli spazi adiacenti il lungolago Gonzaga e il prato antistante il Castello di San Giorgio viene allestito un villaggio medievale. Rievocatori provenienti da tutta Italia e da paesi europei tra cui Portogallo, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca animano l’accampamento e mostrano i loro equipaggiamenti. Le attrazioni più attese sono il lancio della scure danese, il tiro con l’arco e i giochi di abilità medievali. A conclusione della manifestazione davanti al castello di San Giorgio viene inscenata la battaglia campale.

Mantova Musica Festival: per quattro edizioni dal 2004 fu organizzata, sulle orme del consolidato e più noto festival letterario mantovano, una rassegna di musica interessata alle nuove tendenze e frontiere: l’elettronica, il jazz e la musica contemporanea. Con spazi per dibattiti, presentazioni di libri, bande musicali, satira e l’incontro tra la musica e il teatro.
Mantova fu la prima città italiana ad avere la sua controparte fedele in Second Life. Riproduceva quanto più fedelmente possibile la Mantova reale, utilizzando misure, foto e disposizione degli edifici come dal vero. Operante su tre livelli, centro storico, Palazzo Te e Castello di San Giorgio, si estendeva su due Sim. Furono ricostruiti il museo Tazio Nuvolari, il Teatro Bibiena, la Basilica di S.Andrea. La Sim era teatro di eventi culturali e di aggregazione avendo la possibilità di proporre manifestazioni reali e virtuali.

Mostre:

Nel 2002 presso le Fruttiere di Palazzo Te e a Palazzo Ducale è stata allestita la Celeste Galeria, Il museo dei Duchi di Mantova. 5 anni di studi scientifici, 60 studiosi coinvolti nelle ricerche, 519.000 visitatori, con una media giornaliera di 3923 biglietti per la mostra che ha riportato nella sua cornice ideale, da tutto il mondo, parte della prestigiosa e imponente collezione dei Gonzaga della seconda metà del Seicento. Tra il settembre 2006 ed il gennaio 2007, la città – assieme a Verona e Padova – ha organizzato un percorso culturale[85] sull’arte di Andrea Mantegna, in occasione del quinto centenario della morte, avvenuta proprio a Mantova. Già nel 1961 venne realizzata un’esposizione che meritò a Mantova l’appellativo di “Città del Mantegna”. Per una mostra pittorica quello fu il primo grande evento di massa che portò nella città virgiliana più di 200.000 visitatori.

Economia

Ricoprono un ruolo importante nell’economia cittadina il commercio al dettaglio e i servizi del terziario. Tra questi ultimi risaltano la testata giornalistica locale “Gazzetta di Mantova”, considerato il più antico quotidiano d’Italia, e la Banca Agricola Mantovana fondata nel 1871 che, in seguito ad un’Offerta pubblica di acquisto del 1999, è entrata a far parte del gruppo bancario Montepaschi. Il processo di acquisizione si è concluso con la fusione per incorporazione di Banca Agricola Mantovana Spa in Banca Monte dei Paschi di Siena avvenuta il 22 settembre 2008. Dall’anno 2000 opera con sede in Mantova e alcune altre filiali in provincia, la Banca Popolare di Mantova ceduta nel 2008 dal Banco Popolare alla Banca Popolare di Milano. Rilevanti sono le attività connesse all’allevamento e all’agricoltura e alle industrie trasformatrici delle loro produzioni: si parla soprattutto della produzione di burro, formaggio e di salumi (tra cui spicca il Salame mantovano). L’importanza del settore economico primario per l’economia mantovana è dimostrata dalla presenza a Mantova di una delle più importanti borsa merci agricole della pianura Padana che dal 30 settembre 2010 è sede della Commissione Unica Nazionale dei suini da macello[87]. Il primo ottobre 2006 esordisce a Mantova il primo mercato contadino italiano che anticipò il decreto ministeriale che solo alla fine del 2007 ne regolamenterà l’attività.

Nei primi anni del secondo dopoguerra s’insediarono la Cartiera Burgo e industrie chimiche e petrolchimiche. La prima fu la società di raffinamento del petrolio ICIP, oggi IES Italiana Energia e Servizi s.p.a., che costruita a partire dal 1947 iniziò la produzione il 20 dicembre 1953 ed è stata acquisita nell’anno 2007 dal gruppo ungherese MOL. Importante insediamento chimico è la Versalis del gruppo Eni che continua l’attività dello stabilimento chimico sorto nel 1956 su iniziativa della Edison, proseguita poi sotto altre denominazioni come Montedison, Montedipe e Polimeri Europa.

Molto attivi anche il settore dell’abbigliamento, con importanti insediamenti presenti nel territorio comunale della città, Lubiam, Valstar e Corneliani, in particolare specializzati nella moda per uomo, e il settore meccanico dove spiccano la Belleli, passata attraverso una grave crisi negli anni passati, e la SOGEFI, ormai multinazionale attiva nella componentistica per autoveicoli quotata presso la Borsa di Milano fin dal 1986 che nel 2008 ha annunciato la chiusura, definitivamente portata a termine del gennaio dell’anno successivo, dello storico primo stabilimento mantovano.

Nel settore dell’artigianato sono ancora diffuse e rinomate le antiche lavorazioni della ceramica e della porcellana.

Principali aziende operanti in città
MOL (raffineria)
Versalis (energia e chimica di base)
TEA (energia, gas, acqua)
SOGEFI (meccanica e automobili)
Immsi S.p.A. (industria motoristica/navale)
Lubiam (abbigliamento)
Corneliani (abbigliamento)
Bottoli (alimentari: schiacciatine)
Grossi Carta (cartiera)
Consorzio Latterie Virgilio (alimentari: latte, yogurt e formaggio)
APAM (azienda di trasporti pubblici)
Gazzetta di Mantova (informazione)
Banca Agricola Mantovana (oggi Mps) (banca)
Banca Popolare di Mantova
Belleli Energy (impiantistica)
Sisma S.p.A. (igiene)

Ferrovie e tranvie

La stazione di Mantova, servita da relazioni regionali svolte da Trenitalia, Trenord e Tper. Posto sulla linea Verona-Modena, tale impianto è altresì origine delle linee per Monselice e per Cremona. Un’altra linea, la ferrovia Mantova Peschiera, fu in esercizio fra il 1934 e il 1963. Sulla linea per Monselice è presente una seconda stazione, Mantova Frassine, dalla quale si dirama il raccordo per il porto di Valdaro. Sulla linea Verona-Modena, il 9 dicembre 2012, è stata aperta all’esercizio la fermata di Borgochiesanuova. Altre due stazioni sono presenti nell’hinterland cittadino: la stazione di Sant’Antonio Mantovano nel comune di Porto Mantovano, e quella di Levata nel comune di Curtatone. In passato Mantova fu interessata anche dal percorso di alcune tranvie extraurbane, la linea Brescia-Mantova-Ostiglia, esercita a vapore dalla Società Italiana Tramvie e Autovie di Lombardia e Romagna, attiva fra il 1882 e il 1933 e le linee per Asola e Viadana, in carico alle Tranvie Provinciali Mantovane, attive fra il 1886 e il 1953 nella loro parte terminale, elettrificata nel 1926.

Porti

Il porto di Mantova è situato in località Valdaro all’imbocco del canale Mantova – Venezia noto anche come idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante che consente a navi della V classe per 365 giorni all’anno il collegamento diretto con il mare Adriatico distante 135 km e con la laguna di Venezia. La conca di S. Leone nei pressi di Governolo mette in collegamento il porto di Mantova tramite il canale Fissero con il fiume Po. Un raccordo ferroviario unisce il porto alla linea Mantova-Monselice. Porto Catena è l’antico porto commerciale di Mantova, già attivo dal 1200, ora adibito a sole funzioni turistiche. È situato in una piccola insenatura del lago Inferiore nella quale si immette il Rio, canale artificiale che attraversa la città dal XII secolo.

Mobilità urbana

La città è dotata di un servizio di autobus gestito dall’APAM, acronimo di Azienda Pubblici Autoservizi Mantova. Il servizio di trasporto pubblico urbano che interessa anche il territorio dei comuni limitrofi quali Porto Mantovano, San Giorgio di Mantova, Bigarello, Borgo Virgilio e Curtatone, ossia la cosiddetta “Grande Mantova”, è fornito attraverso corse di nove linee. L’APAM adempie anche alla gestione di una rete linee interurbane, in massima parte con capolinea nel capoluogo. L’azienda ATV adempie invece al collegamento con la città di Verona attraverso l’itinerario per Castelbelforte. La rete tranviaria di Mantova, attiva fra il 1908 e il 1953, era un insieme di relazioni costituito da due linee prettamente urbane di pertinenza comunale e da ulteriori tre a carattere suburbano gestite dalla Provincia, realizzate in parte sfruttando le infrastrutture delle preesistenti tranvie a vapore.

Aeroporti

Mantova è servita dall’Aeroporto di Verona-Villafranca, che dista circa 30 km dal centro cittadino e opera un servizio d’importanza strategica per le province di Verona, Mantova, Brescia, Trento e Bolzano. L’aeroporto è collegato giornalmente con le principali località nazionali (Roma, Palermo, Catania, Napoli, Olbia, Bari, Cagliari) oltre che con alcune internazionali come Amsterdam, Londra, Parigi, Barcellona, Francoforte sul Meno, Mosca-Domodedovo, Bruxelles, Bucarest, Varsavia, ed è raggiungibile in auto attraverso l’A22 oppure la SR62.

Gemellaggi

Mantova è gemellata con:
Francia Nevers, dal 1959
Francia Charleville-Mézières, dal 1959
Russia Puškin (oblast’ di Leningrado), dal 1993
Germania Weingarten, dal 1998
Stati Uniti Madison (Wisconsin), dal 2001
Giappone Ōmihachiman, dal 2005
Romania Oradea, dal 2005
Brasile Vitória
Italia Casale Monferrato, dal 2010
Italia Giulianova, dal 2012

Sport

La città di Mantova vanta importanti figure distintisi in ambito sportivo. Il più famoso è senz’altro Tazio Nuvolari, conosciuto anche come il Mantovano volante. Ai due “campioni” mantovani per eccellenza, Nuvolari e il ciclista Learco Guerra, è dedicato un museo provvisoriamente ospitato in alcune stanze del Palazzo Ducale in piazza Sordello.

Canottieri Mincio

La società Canottieri Mincio nasce nel lontano 1883 come una società polisportiva. Le sue origini sono legate agli sport, in particolare quelli acquatici: nuoto, tuffi, vela, canottaggio e canoa sono le discipline che la distinguono e che hanno esportato il suo nome in Italia e nel mondo. Diverse sono anche le personalità che ne hanno fatto la storia: da Gabriele D’Annunzio, che nel 1928 coniò il motto della società (ancora oggi in uso) “Perseverando arrivi”, ad Azeglio Mondini, classe 1923 che dal 1937 fu un grande maestro di canottaggio e che formò sportivi d’alto livello come Marco Penna; oppure Giacomo Bottoli ed Andrea Bonezzi (velisti d’alto livello) e Bruno Pizzamiglio che diede vita alla scuola mantovana di tuffi dove sono nati grandi sportivi come Francesco Priori e Massimo Nibioli.

Motocross

Mantova ha acquisito negli ultimi anni una notevole importanza nell’ambito delle competizioni di motocross disputate nel circuito del Migliaretto. Nel 1991, 1996, 1998, 2000, 2007, 2008 si è svolto il gran premio d’Italia, nel 2010, 2015 e 2016 il gran premio di Lombardia, prove facenti parte del Campionato mondiale di motocross.

Altri sport

Discreta la tradizione del rugby mantovano, grazie al “Rugby Mantova”, società sportiva nata nel 1974 che gareggia stabilmente nella serie B nazionale. Il Rugby Mantova ha partecipato con una piccola quota alla franchigia italiana di rugby a 15 capitanata dal Rugby Viadana, denominata Aironi Rugby, che partecipò per due anni alla Celtic League.

In tarda primavera a Mantova viene disputata la stracittadina “Minciomarcia”, corsa podistica non agonistica aperta a tutti. Giunta nel 2011 alla 38ª edizione, vede la partecipazione di un numero di partecipanti spesso superiore a 5.000.
Dal 1987, con la vittoria nella prima edizione del maratoneta Orlando Pizzolato, viene disputata una corsa competitiva denominata “Maratonina di Mantova”. Dopo alcuni anni di sospensione è stata disputata in via continuativa dal 1997, giungendo nel 2011 alla sua 20ª edizione. La serie A2 fu conquistata per due volte, a cavallo dell’anno 2000, dal “Circolo Scacchistico Mantovano” che, rinato nel 1995, fu in grado di organizzare a Mantova nel 1996 la finale del 56º Campionato Italiano Assoluto di scacchi e la finale del 28º Campionato italiano Femminile. Vi è stata altra breve presenza in serie A2 nell’anno 2010. Dal 2013 a Mantova è attiva una squadra di calcio a 5 che partecipa al campionato nazionale di serie B e gioca le partite interne al palazzetto dello sport del quartiere di Lunetta, il PalaLù.

Stadio

Danilo Martelli è il principale impianto sportivo della città. Inaugurato negli anni 30 ha subito numerose ristrutturazioni nel corso degli anni per stabilizzare la struttura. Ci gioca al suo interno le partite il Mantova Calcio ed ha una capienza di 14.822 posti a sedere.

Palabam, principale palazzetto dello sport di Mantova, inaugurato nel settembre 2005, deve il suo nome all’acronimo BAM della Banca Agricola Mantovana istituto di credito cittadino incorporato nel 2008 da Banca MPS. Ha una capienza di quasi 4.000 spettatori che con tribune mobili poste sul parterre, raggiunge la cifra di 5.000. Il Palabam ha spesso ospitato concerti e spettacoli teatrali di richiamo nazionale e internazionale anche nell’attiguo centro fieristico che ospita esposizione di settore tra le quali ha acquisito rinomanza nazionale Mantova Comics & Games.

PalaLù è il secondo palazzetto dello sport di Mantova, risiedente nel quartiere popolare di Lunetta. Inaugurato nel 2012, al suo interno ci giocano le partite della Pallamano femminile mantovana.

Campo scuola Tazio Nuvolari è un impianto per l’atletica leggera dotato di manto in tartan situato in Via Learco Guerra nei pressi del bosco Virgiliano.

Campo da motocross Tazio Nuvolari, in Via Learco Guerra, località Migliaretto, è un impianto agonistico che ospita anche competizioni del Campionato mondiale di motocross.

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